Il nostro Movimento non è contrario all’Europa in sé. Anzi, da un punto di vista puramente teorico, l’Europa potrebbe essere la sintesi ideale per realizzare, in maniera compiuta, il modello federale di unità tra i popoli europei. Come possiamo osservare, negli ultimi anni c’è stata una forte spinta verso una maggiore integrazione europea. Nella maggior parte dei casi, tutto ciò che viene deciso dai vertici delle istituzioni europee viene presentato e fatto passare come il giusto modo di affrontare le sfide del nuovo Millennio.
La Lega Nord si batte da sempre contro questo tipo di Europa che, a quanto vediamo, sta allargando sempre di più le sue diramazioni. Se ci pensiamo un attimo, non esiste più alcun settore della nostra vita quotidiana in cui non si abbia un’intrusione da parte dell’Europa. Difatti, il trasferimento progressivo di sovranità e competenze verso l’alto sta contribuendo a spogliare i popoli d’Europa della loro voce.
L’Europa, come la Lega Nord sostiene, si trova allora di fronte ad un momento decisivo della sua storia: o propendere per un modello democratico e regolato dalla sussidiarietà ad ogni livello (modello a cui si rifà la Lega Nord), o cadere nel vicolo cieco del super‐stato che produce Regolamenti e normative in ogni settore della vita quotidiana.
La Lega Nord auspica che l’Unione europea del futuro possa essere rispettosa delle differenze presenti al suo interno, tutelandole senza farle scomparire (Europa delle Regioni e dei territori). Ecco perché da sempre, ed oggi ancora di più, vogliamo un’Europa diversa, un’Europa dei popoli, che dia modo agli stessi di potersi esprimere senza dover obbligatoriamente accettare un insieme di norme calate dall’alto, e senza che le stesse abbiano il minimo contatto con la realtà quotidiana delle persone.
L’Unione europea deve rappresentare il collante di tutte le diversità che compongono il panorama continentale e non il loro annullamento. Ecco perché vogliamo un’Unione europea retta su un modello confederale, in cui i vari Stati membri mantengano inalterate le proprie sovranità, e dove le Regioni e i territori vedano riconosciuti le proprie specificità e differenze.
L’Europa e l’Occidente, oggi, hanno smesso di considerarsi come luoghi di religione. Ma, ciò non significa che le comuni radici cristiane su cui si fonda l’Europa siano state dimenticate ed oltrepassate. Devono solo essere riscoperte in tutta la loro importanza, per il bene delle future generazioni europee.
Riconoscere l’importanza di certi valori culturali, che hanno accompagnato per ben due millenni lo sviluppo ed il progresso della civiltà europea, rappresenta un momento fondamentale di unione e crescita democratica per il processo d’integrazione europeo, che certamente contribuirà alla creazione di un’Unione europea rispettosa delle diversità dei popoli che la compongono e, quindi, di conseguenza, maggiormente in grado di affrontare le sfide del nuovo Millennio.
L’altruismo, il rispetto del prossimo, l’aiuto diretto ai più svantaggiati, ecc. sono radicati tra i cittadini del nostro Paese e tra i cittadini europei.
Le radici cristiane del nostro continente sono il vero cemento che tiene uniti i popoli europei, con lingue e tradizioni diverse.
Le radici cristiane che la Lega Nord richiama hanno a che fare, anche, con il valore vero della famiglia. La famiglia, quindi, intesa come cellula vitale della società.
E’ del tutto evidente come, purtroppo, la società contemporanea stia perdendo di vista i propri valori di riferimento, valori fondamentali che hanno permesso – nei secoli passati – all’uomo di creare quello che ha creato.
Eccoci di fronte ad un tema che periodicamente ritorna all’attenzione dell’opinione pubblica: la Turchia possiede davvero caratteri europei? La risposta è negativa.
Se vogliamo approfondire meglio la questione, dobbiamo partire da dieci anni fa. La candidatura ufficiale della Turchia risale, infatti, al 1999, in occasione del Consiglio europeo di Tampere. Mentre i negoziati ufficiali per l’ingresso nell’UE sono iniziati nel 2005.
Il Governo turco vorrebbe entrare nella UE soprattutto per motivi economici, dato che beneficerebbe di una notevole quantità dei cosiddetti Fondi Strutturali europei.
Ma, la Turchia non fa parte geograficamente del continente europeo e possiede caratteristiche sociali, economiche e politiche ben diverse e ben distanti (sotto molti punti di vista) da quelle comuni a tutti gli Stati membri della UE e a tutti gli altri Stati che aspirano a farne parte (vedi, ad esempio, la Croazia).
In Turchia, purtroppo, i diritti civili, politici e religiosi vengono quotidianamente calpestati da una società sempre in bilico tra la dittatura militare e l’integralismo islamico. La situazione odierna è descritta molto chiaramente nell’ultimo rapporto (per il 2008) della Commissione europea sui progressi della Turchia per l’ingresso nell’UE, in cui si legge: “Per quanto attiene ai diritti umani e alla tutela delle minoranze, i progressi sono stati limitati. La Turchia ha continuato ad attuare le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, ma sono necessari ulteriori sforzi. Non vi sono stati progressi nella ratifica degli strumenti internazionali in materia di diritti umani. È necessario che venga potenziato il quadro istituzionale per la promozione e l'attuazione dei diritti umani. Da tempo si attende l'istituzione di un difensore civico”.
L’ingresso della Turchia in Europa farebbe crollare, poi, il concetto stesso di una Europa fondata su determinate radici culturali e spirituali. Radici che, lo ripetiamo ancora una volta, sono Cristiane. Di conseguenza, l’assenza del riferimento alle radici cristiane nel “Trattato sull’Unione europea” ci obbliga a vigilare ancora più intensamente.
Dieci anni fa, quando tutti elogiavano il modello globale, la Lega Nord, da sola, sosteneva la propria contrarietà alla globalizzazione.
Sebbene abbia portato, in molte zone del pianeta, sviluppo e benessere, è anche vero che sono aumentate le differenze tra i ricchi e i poveri; tra chi sta meglio e chi sta peggio; tra chi dispone delle materie prime e chi no.
Come è evidente, questa crisi finanziaria senza precedenti, è soprattutto una crisi di valori, di idee e di ideali di riferimento. Una crisi determinata ed accentuata, ancora di più, dall’avidità della finanza internazionale che, visto che i guadagni non corrispondevano più alle aspettative (di benessere materiale), ha di colpo abbandonato l’economia reale. Quella che, per capirci, spinge l’economia in tutto il mondo e soprattutto nel nostro Paese, vista la forte presenza di Piccole e Medie Imprese (molto spesso imprese individuali) che rischiano del proprio, che intraprendono. Imprese reali, che operano nell’economia reale della produzione (ad es. nel settore del manifatturiero).
Ora, per capire quali sono le nostre idee e le nostre proposte in merito alla crisi globale, è del tutto evidente che nel breve periodo ciò che è necessario fare è tenere in vita le nostre aziende. Una cosa che è possibile realizzare solo tutelando direttamente il nostro sistema produttivo, anche con misure protezioniste nei confronti delle merci provenienti da economie emergenti o da altri Paesi che non rispettano le regole dei mercati mondiali.
Per rilanciare la crescita del Paese è allora necessario non frenare la parte più produttiva: il Nord, con le sue PMI e le loro reti di relazione. Se ciò avverrà questa crisi potrà essere un’occasione per ritornare ai valori veri dell’uomo (la famiglia, il lavoro, il rispetto delle persone, la solidarietà vera tra i popoli, la religione ecc.) riportando in luce valori sia spirituali che etici, purtroppo calpestati dall’avvento di questa globalizzazione senza valori. L’occasione per riaffermare i veri valori dell’economia.
Da quando l’Unione Europea ha iniziato a dotarsi di un sistema di regole comuni a tutti gli Stati membri, in Agricoltura si sono moltiplicati i tavoli istituzionali di negoziato che potessero esprimere le diverse esigenze degli Stati membri.
Negli anni passati è spesso venuta meno, da parte del nostro Paese, la volontà o la capacità di condizionare le grandi scelte europee per far entrare i problemi della nostra Agricoltura nell’agenda comunitaria.
Questo rischio, compreso per tempo dalla Lega Nord e dal Ministro Luca Zaia, viene scongiurato dopo una lunga trattativa con l’accordo di Bruxelles dello scorso Novembre 2008 sulla revisione della PAC.
In sinergia col Ministero per le Politiche Agricole agiremo con determinazione seguendo il principio fondamentale della tutela del nostro comparto primario, è possibile intervenire in sede europea per avere le risposte che le nostre aziende agricole richiedono, uscendo dal ruolo di “sudditanza” nel quale il nostro Paese era stato relegato da troppo tempo.
E’ in un momento difficile come quello attuale che emergono purtroppo tutti i limiti e le conseguenze negative di un mercato mondiale globalizzato senza “guida”, nel quale la politica ha abdicato il suo ruolo di “governance” lasciando campo libero alla massificazione dei prodotti compresi, naturalmente, quelli agricoli ed alimentari.
La Lega Nord sostiene da sempre l’importanza della valorizzazione e del mantenimento dei prodotti “locali” nei loro disciplinari di produzione tipici; questo per difendere un patrimonio culturale che possa essere esportato nel Mondo in una visione “globale” dei mercati. La “qualità” nella nostra agricoltura non è certo un’esclusiva dei prodotti “di nicchia” ma è patrimonio comune di tutte le filiere dei comparti agricoli.
Abbiamo parlato della circolazione di prodotti alimentari di dubbia qualità e salubrità su scala mondiale. La nostra società, a cominciare dal singolo cittadino-consumatore, ha il diritto, e il dovere, di pretendere l’accesso al consumo, consapevole, di prodotti sani.
La trasparenza sul “cosa” si mangia è anche il presupposto fondamentale per tutelare le nostre produzioni d’eccellenza fortemente legate al territorio e, più in generale, chiunque pratichi un’agricoltura rispettosa delle regole.
La Lega Nord vuole mettere il cittadino in condizione di scegliere consapevolmente sulla base di indicazioni chiare. La certezza della salubrità degli alimenti, garantita anche attraverso l’etichettatura, è un impegno che il mercato dei prodotti agroalimentari deve garantire.
Allarghiamo al massimo l’impegno in questo ambito con la creazione, per la prima volta, di una Task Force ad hoc che possa intervenire in modo tempestivo bloccando la commercializzazione di prodotti pericolosi.
La Lega Nord ha da sempre grande sensibilità nei confronti del settore culturale, con particolare attenzione verso la cultura di chiara matrice regionale, quella radicata nelle tradizioni popolari attraverso le lingue locali, gli usi e i costumi, le storie letterarie provinciali, i repertori teatrali e musicali, le strutture museali e bibliografiche, la valorizzazione di beni culturali e monumentali.
La nostra politica culturale è dunque tesa ad un recupero completo del proprio volto identitario. I progetti di legge presentati dalla Lega Nord nel corso degli ultimi anni rappresentano un decisivo passo verso questo obiettivo, che prende il via da un intervento perentorio a favore della conoscenza e dello sviluppo delle lingue locali. Abbiamo quindi individuato alcune iniziative prioritarie in ambito culturale, dirette a riordinare e rilanciare la nostra cultura.
La storia degli ultimi vent’anni evidenzia il ruolo determinante svolto sul territorio dalla Lega Nord, unica forza politica a credere in un rilancio della cultura locale come principale scudo protettivo per le giovani generazioni; abbiamo dimostrato che si può reagire in maniera intelligente a qualsiasi tentativo di omologazione.
Solo la perfetta conoscenza del nostro passato può migliorare il nostro futuro, e la Lega Nord di questo è perfettamente consapevole.
L’Unione europea riveste l’importante ruolo di difendere le esigenze dell’ambiente, ma deve anche ascoltare i legittimi interessi nazionali di tutela delle imprese, dei lavoratori e dei cittadini, contro l’eccessiva burocrazia e non lasciandosi influenzare, invece, da derive ideologiche ambientaliste o da interessi economici. Solo così e con un progetto comune, potrà presentarsi come seria e autorevole interlocutrice al tavolo delle varie conferenze mondiali sul clima (a partire dalla conferenza di Copenaghen del 2009 che dovrebbe fissare gli obiettivi e gli impegni in campo ambientale di tutti i Paesi del mondo nel periodo compreso fra il 2012 e il 2020).
La Lega Nord ritiene che la difesa dell’ambiente debba attuarsi evitando condotte intransigenti ed orientandosi, invece, verso la ricerca di un giusto e corretto equilibrio fra le politiche di protezione del territorio e il progresso economico; un ambiente dove l’uomo sia integrato con i valori di una società naturale in cui la tutela delle risorse rappresenti non un problema ma un’opportunità di sviluppo e di preservazione delle tradizioni e del patrimonio genetico tipici delle diverse realtà locali. L’uomo non più, quindi, come estraneo, ma quale parte integrante di un sistema complesso e quale tassello imprescindibile per uno sviluppo sostenibile del territorio.
